LEGA NORD PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

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Intervista all'On. Stefano Stefani

Intervista all'on. Stefano Stefani, Responsabile del Coordinamento dei Padani all'Estero, pubblicata sul quotidiano la Padania del 9 novembre 2006.

Dicembre, per la Lega e per i Padani sparsi in tutto il mondo, sarà un momento importante perché le tematiche delle comunità italiane residenti all'estero saranno al centro della prima convention del Movimento espressamente organizzata per questo. Un appuntamento al quale la Lega vuole arrivare preparata al massimo, perché sarà l'occasione per un confronto che ritenevamo non più rinviabile. Senatore Stefani, lei è il responsabile della Lega per gli Italiani all' estero ed è l' artefice di questo appuntamento. Perché questa convention è importante per il movimento e, soprattutto, per i simpatizzanti della Lega che vivono all' estero?

I motivi sono semplici. Le ultime due scadenze elettorali a carattere nazionale - politiche e referendum confermativo sulle modifiche alla Costituzione - hanno visto l' impegno diretto della Lega all' estero. Un impegno che si è tradotto non soltanto nel raccogliere consensi e voti, quanto nell' avviare una importantissima fase di coinvolgimento nei progetti del Movimento da parte di coloro che, italiani all' estero, lo condividono. Certo, non potevamo pretendere, né lo facciamo oggi, che sul progetto della Lega tutti siano d' accordo al cento per cento, per il semplicissimo motivo che esso, essendo generale, non può assorbire e fare proprie le esigenze particolari.

Potrebbe spiegare il senso di questa sua affermazione?

Le necessità di partecipazione sono eguali in tutti, ma le basi di partenza sono necessariamente diverse, come diverse sono le problematiche di chi è e si sente italiano e padano, ma vive lontano dalla terra d' origine. Ecco perché abbiamo deciso di tenere una convention che vedrà insieme per tre giorni coloro che si sono impegnati direttamente nella competizione elettorale - cioè i nostri candidati nelle circoscrizioni estere - e quelli che li hanno sostenuti, sobbarcandosi il lavoro oscuro, ma essenziale della raccolta dei consensi e della pubblicizzazione del nostro programma.

Solitamente questi appuntamenti diventano quasi liturgie del partito, dove si incensa, ma si discute poco, quasi che sia una riunione tra persone che non vogliono scontentarsi.

Non sarà il caso della nostra la convention, che si dimostrerà, ne sono certo, un luogo di confronto e di elaborazione, i cui i veri protagonisti non saremo noi, esponenti nazionali della Lega, quanto le parole e le idee di coloro che all' estero si ritrovano insieme a noi nel grande sforzo di cambiare in meglio questo Paese.

Saranno tre giorni di lavoro intenso, in cui la Lega - attraverso i suoi massimi esponenti, con in testa Umberto Bossi - esprimerà le sue idee, per poi stare ad ascoltare quelle dei nostri amici che vivono all' estero e che, come insegnano le cronache di questi ultimi giorni, sono divenuti quasi una merce di scambio tra spregiudicati professionisti della politica, terrorizzati dall' ipotesi di venire sonoramente sconfitti sulle votazioni per lo strumento di programmazione economico-finanziaria.

Si riferisce a qualcosa o qualcuno in particolare?

Certo, basti vedere la natura di certi emendamenti e come essi siano stati frutto non di un alto pensiero politico, ma della necessità di captare ogni possibile voto ed evitare quindi sonore sconfitte al Senato, che è poi quella parte del Parlamento dove il centrosinistra (anche se dovremmo imparare a definirlo, una volta per tutte, il sinistracentro) ha una così risicata maggioranza da rischiare, ad ogni votazione, di andare sotto.

Come definirebbe oggi gli italiani all' estero?

Per quanto mi riguarda, e credo debba essere un pensiero generale, sono una risorsa, e lo sono anche per il Paese perché, nonostante innumerevoli difficoltà, hanno saputo affermarsi e quindi possono essere anche per i nostri giovani un esempio da seguire. Ma, vorrei aggiungere, sono una risorsa anche per noi nel momento in cui le dissennate politiche del governo in materia di immigrazione sembrano favorire solo quella extracomunitaria e con una fortissima caratterizzazione religiosa non cattolica. Può essere più chiaro?

Dico questo perché decine di migliaia di figli di nostri immigrati, dispostissimi a venire in Italia a lavorare per quella che è la loro Patria, si vedono scavalcati o comunque ostacolati da altri che vengono da Paesi poveri, ma non per questo possono essere considerati maggiormente benvenuti rispetto a loro.

Chi ha già dimenticato le migliaia di giovani italo-argentini che hanno tentato in tutti i modi di ottenere, speditamente, il riconoscimento della nazionalità italiana e si sono trovati davanti un muro di intoppi burocratici? Questa è storia, non certo demagogia. E mentre siamo costretti a 'importare' infermieri professionali dai Paesi dell' Oriente, molti nostri fratelli lontani non vengono messi in condizione di tornare - o, in molti casi, di venire per la prima volta - in Italia.

Cosa si aspetta dall' appuntamento di dicembre?

Sono sicuro che la convention regalerà a tutti noi delle certezze, la prima delle quali è la saldezza dei legami tra i nostri ideali e quelli dei padani all' estero. Anche se sono sicuro che le nostre idee sono condivise pure da chi padano all' estero non è, ma sa bene che solo la Lega sta veramente cercando di salvare le radici culturali, religiose e democratiche dell' Italia intera.

Le nostre porte, quindi, restano aperte a tutti coloro che vedono nel federalismo, nella tutela dei singoli patrimoni culturali, nella salvaguardia delle radici religiose dei capisaldi della politica in Italia, ma anche all' estero perché questi sono patrimoni comuni, che uniscono tutti coloro che, dal mare di Sicilia alle bellissime Alpi sentono forte il legame con la propria terra.

   

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