Da sempre gli esponenti delle comunità italiane all' estero lamentano scarsa attenzione
verso i loro problemi. Può, sinteticamente, indicarmi i tre problemi che, a suo avviso,
si devono risolvere prima possibile?
Ritengo che in assoluto il problema che va affrontato per primo sia quello della rappresentanza
consolare inadeguata e scarsamente efficiente. Sebbene negli ultimi anni qualche progresso sia
stato fatto, queste istituzioni sono ben lungi dallo svolgere il ruolo di punto di riferimento per gli
italiani all'estero che ci si attende da loro.
Al secondo posto colloco il sostegno ai connazionali che desiderano fare ritorno in Patria, sia a
titolo definitivo che per soggiorni temporanei, ad esempio per motivi di studio. Gli ostacoli
amministrativo-burocratici sono spesso tali e tanti da scoraggiare anche i più motivati.
Al terzo posto la promozione della lingua e della cultura italiane all'estero, infatti vi sono molti
emigrati di seconda o terza generazione che non hanno neppure avuto l'occasione di apprendere
l'italiano e che vorrebbero rinforzare il legame con le proprie radici.
- L' Italia, ormai da tempo, si è aperta ad un' immigrazione che rischia di mettere in
pericolo le sue radici culturali e religiose e la sua struttura sociale. Come questa cosa
viene vissuta all' estero, non dimenticando che gli italiani che sono stati costretti ad
emigrare lo hanno fatto spesso per trovare migliori condizioni di vita?
Ritengo che vi sia una differenza sostanziale tra l'attuale flusso migratorio che sta soffocando
l'Italia e l'emigrazione italiana degli scorsi decenni. Almeno per quanto riguarda la Svizzera,
fino a pochi anni fa, lo straniero poteva immigrare unicamente se aveva un posto di lavoro e il
permesso di soggiorno; inoltre i nostri connazionali hanno sempre fatto di tutto per integrasi
nelle nuove realtà, rispettando le leggi, nonché gli usi e i costumi, della società che li
accoglieva.
Quindi il giudizio da parte dell'italiano all'estero su quanto sta accadendo ora in Italia è
particolarmente duro nei confronti di questa immigrazione priva di ogni controllo e di qualsiasi
valore etico, che vuole imporre le proprie usanze e il proprio "modello culturale" al paese
ospitante.
- La Lega ha sempre difeso gli interessi di chi vive nel nord del Paese, ma, allo stesso
tempo, ha sostenuto le istanze delle altri porzioni d' Italia che vedono nel federalismo
vero e compiuto la sola strada per garantire a tutti uno sviluppo compatibile ed equo.
Può esprimere il suo giudizio su questo?
Non trovo vi sia una contraddizione nell'atteggiamento della Lega. Se da un lato è pienamente
giustificato difendere gli interessi del nord, da sempre vergognosamente sfruttato dal potere
centrale, dall'altro è indispensabile far comprendere a tutto il Paese che una riforma federalista
dello Stato costituisce l'unica possibilità per permettere anche alle regioni meno sviluppate di
evolversi e progressivamente camminare con le proprie gambe.
- La vittoria della Nazionale di calcio ai recenti mondiali ha rinfocolato l' orgoglio dell'
italianità, subito cavalcata da politici con pochi scrupoli. Fermo restando che se un
italiano primeggia in un settore (sport, cultura, economia), tutti ne sono felici, come
giudica un risveglio del patriottismo che molti hanno tentato di cavalcare per puri fini
politici?
Non credo che si tratti di un vero e proprio risveglio del patriottismo, piuttosto è un fenomeno
limitato nel tempo e che andrà spegnendosi nei prossimi mesi. Ciò che trovo aberrante è il tentativo
di strumentalizzazione politica che viene regolarmente fatto in queste occasioni; anche se ritengo
che in generale gli italiani sappiano distinguere benissimo la differenza tra successi sportivi e
politica.
- La Lega ha conseguito, alle politiche, un buon risultato dai residenti all'estero. Ma
questo risultato poteva essere più ampio e quindi migliore, anche se i partiti del
centrosinistra hanno potuto gettare sul tavolo risorse economiche esorbitanti. In cosa i
padani all'estero potevano fare di più?
La battaglia nella circoscrizione estero è stata veramente impari! Non solo per le risorse
economiche che le altre formazioni politiche hanno investito, ma anche per la capillarità con cui
queste sono presenti praticamente in tutto il mondo e l'utilizzo, a dir poco abusivo, a loro vantaggio
dei mezzi di informazione destinati agli italiani all'estero (dove oltretutto non vige la par
condicio.)
Da parte nostra sono stati commessi degli errori in buona parte dovuti all'inesperienza e al fatto che
la nostra campagna elettorale è partita solo un paio di mesi prima dell'appuntamento alle urne,
mentre i nostri concorrenti erano all'opera già almeno da un paio di anni.
Sicuramente sarebbe stato di grande utilità organizzare una convention, come questa di dicembre,
prima delle elezioni, in modo da poter contare su una rete di contatti già più consolidati.
Questa prima esperienza ci ha permesso di raccogliere un notevolissimo bagaglio di esperienze di
cui faremo tesoro per la prossima occasione, che comunque sarà molto prima del 2011.
- Cosa è che oggi la lega veramente all'Italia? Ricordi, nostalgia, rivendicazioni?
I miei legami con l'Italia sono tali e tanti che sarebbe impossibile elencarli tutti! In primo luogo il
fatto di abitare a 20 km dal confine, nel Canton Ticino, dove, pur essendo in Svizzera, le radici
culturali sono italiane, come è italiano più del 20% della popolazione residente. È quindi piuttosto
normale che l'Italia costituisca per me da sempre un punto di riferimento fondamentale.
A questo si aggiunge l'avere molti famigliari, in particolare da parte di mia moglie, che vi risiedono
e il lavorare per la filiale svizzera di una ditta italiana. Più di così.
- Se avesse la possibilità di stare a quattr'occhi con Umberto Bossi per qualche minuto
cosa vorrebbe suggerirgli per aiutarlo a vincere le sue battaglie?
Il suggerimento principale sarebbe quello di mantenere sempre e comunque il progetto federalista al
centro dell'attenzione. Negli ultimi mesi ho avuto l'impressione che la Lega abbia speso molte
energie per battaglie su questioni morali, quali l'eutanasia e i PACS. Personalmente non ritengo che
questi argomenti, pur estremamente importanti, debbano essere dei punti nodali della politica
leghista; anche perché investono la sfera della coscienza individuale; e molti elettori potrebbero non
identificarsi nella linea ufficiale del movimento.
- Il 2006 si sta chiudendo con una situazione politica in Italia assolutamente precaria,
con il centrosinistra dilaniato da polemiche interne e il centrodestra che sta
riprendendo a raccogliere consensi. Cosa manca alla Lega e ai partiti della Casa delle
Libertà per tornare a vincere?
Da un punto di vista generale credo che al centrodestra non manchi assolutamente nulla per tornare
a vincere, ritengo infatti che in questo momento sia sufficiente attendere l'implosione spontanea del
centrosinistra, per poi riguadagnare la maggioranza in occasione delle inevitabili elezioni anticipate.
Per la Lega è necessario dare un nuovo impulso al progetto di devoluzione e federalismo, nonché
essere più incisivi su argomenti quali criminalità, ad esempio insistendo maggiormente sui danni
portati dall'indulto, e immigrazione.
- La convention di dicembre è l'appuntamento principale dell'attività della Lega verso i
padani all'estero. Cosa si attende da questo evento?
Non nascondo di nutrire molte aspettative, primo su tutti il desiderio di incontrare personalmente le
altre persone che si stanno impegnando per costruire una rete veramente internazionale; purtroppo
sinora la conoscenza di molti "compagni di avventura" è unicamente telefonica o via mail. La
possibilità di reciproca conoscenza e scambio di esperienze offerta dalla convention permetterà
sicuramente di rafforzare i legami.
Oltre a questo vi sarà l'occasione importantissima di essere a contatto diretto con i vertici leghisti,
sia per "toccare con mano" tutto ciò che si sta facendo in Italia, che per sentirci maggiormente
coinvolti in questo grande progetto.
- In poche parole, cosa significa per lei fare parte del grande progetto che la Lega sta
portando avanti?
Mi sento orgoglioso di poter dare il mio modesto contributo ad un progetto in cui credo
profondamente; anche perché, essendo nato e cresciuto in un paese con una grande tradizione
federalista quale la Svizzera, so quanti fondamentali vantaggi questo tipo di organizzazione dello
Stato comporta veramente a tutti i livelli. |