- Da sempre gli esponenti delle comunità italiane all' estero lamentano scarsa attenzione verso i loro problemi. Può, sinteticamente, indicarmi i tre problemi che, a suo avviso, si devono risolvere prima possibile?
La circoscrizione elettorale nella quale sono stato candidato, America settentrionale e centrale, e' composta da cittadini italiani con un passato e esigenze molto diverse, se consideriamo il Canada, gli Stati Uniti , il Messico e gli altri paesi del centro America. Tuttavia un elemento di insoddisfazione comune e' dato dalle difficolta' che i nostri concittadini incontrano nell'avvicinarsi ai Consolati. Questo problema e' da ricondursi alla mancanza di fondi in cui si trovano i Consolati stessi e alla necessita' di una loro completa riorganizzazione.
In occasione delle ultime elezioni e referendum sono emersi problemi enormi che si aggiunsero alle solite difficolta' burocratiche. Per esempio le liste degli aventi diritto al voto non erano aggiornate e cosi' un gran numero di cittadini italiani non ha potuto votare.
Altro problema molto sentito e' quello relativo al diritto alla salute e previdenza sociale. In paesi dove queste siano esageratamente onerose o dove la sanita' non raggiunga standard adeguati, il cittadino italiano e' abbandonato a se stesso. Si ricordi inoltre, che l'italiano residente all'estero non ha piu' alcun diritto all'assistenza sanitaria durante una sua eventuale permanenza in Italia, dove questo diritto e' invece alla fin fine assicurato anche agli immigrati clandestini.
Un Terzo motivo di insoddisfazione e' quello legato alle difficolta' di riottenere la nazionalita' italiana per i cittadini che l'avevano persa in seguito all'acquisizione di una nazionalita' straniera, secondo le vecchie leggi. Stessa difficolta' spesso si presenta per l'acquisizione della nazionalita' italiana da parte di figli di italiani.
Il mio sforzo con gli italiani all'estero e' stato quello di condividere la mia idea che la diffusione di un pensiero federalista e liberale in Italia avrebbe come conseguenza la applicazione di questi stessi principi nella politica con i connazionali all'estero. Per esempio si puo' pensare uno scenario dove le regioni potrebbero stringere cosi' legami piu' stretti e diretti con i loro cittadini di origine senza necessariamente passare per il ministero degli esteri. In conseguenza i cittadini all'estero avrebbero un rapporto molto piu' diretto con una burocrazia certamente piu' snella e efficace.
- L' Italia, ormai da tempo, si è aperta ad una immigrazione che rischia di mettere in pericolo le sue radici culturali e religiose e la sua struttura sociale. Come questa cosa viene vissuta all' estero, non dimenticando che gli italiani che sono stati costretti ad emigrare lo hanno fatto spesso per trovare migliori condizioni di vita?
Sinceramente credo ci sia un forte disinteresse al tema. Specialmente nei cittadini emigrati da lunga data. La domanda che molta gente mi poneva fu questa: "perche' dovrei interessarmi dell'Italia se l'Italia si e' dimenticata di me?" Certamente il tema della conservazione dell' identita' culturale europea ha conseguenze su tutta la cultura occidentale e la perdita delle radici europee avrebbe conseguenze anche sul continente americano, ma cio' non trova riscontro in una preoccupazione oltreoceano nei nostri connazionali. Solo con un dialogo piu' approfondito si poteva arrivare con loro alla conclusione che la preoccupazione non e' affatto sull'immigrazione in Italia in quanto tale (magari da paesi latino-americani che condividono i nostri valori culturali), bensi' sul fattore "islam" che anche qui si riconosce come un problema, questa volta si', determinato dal conflitto culturale.
Il lavoro che si deve fare qui all'estero sarebbe in molti casi riavvicinare innanzitutto i nostri connazionali, affinche si sentano italiani, e non solo abbiano diritto al voto. Creare nuovi legami con il Paese e destare un interesse che al momento spesso non e' gran che presente ( molti degli elettori gia' anziani non conoscevano neanche un nome dei partiti italiani attuali, per esempio).
- La Lega ha sempre difeso gli interessi di chi vive nel nord del Paese, ma, allo stesso tempo, ha sostenuto le istanze delle altri porzioni d' Italia che vedono nel federalismo vero e compiuto la sola strada per garantire a tutti uno sviluppo compatibile ed equo. Può esprimere il suo giudizio su questo?
Sono convinto che, per uno sviluppo equilibrato del paese italiano, il federalismo sia, nella presente condizione storica, la unica possibilita' di successo. Uno dei punti chiave su cui lavorare e' la corretta informazione. Purtroppo la Lega viene squalificata appena parli del tema in relazione al sud Italia. Lo sforzo federalista deve essere quindi portato avanti congiuntamente da un centro-destra unito nell'intento e magari portando maggiormente a conoscenza della gente la realta' federalista di paesi come Belgio, Germania, Svizzera, Stati Uniti, Brasile, Messico, etc. ( realta' ben conosciute da molti italiani all'estero )
La diffusione, in Italia, delle idee del libertarismo alla Rothbard o di Hans-Hermann Hoppe, del Paleolibertarismo, sarebbe certo una ventata di aria fresca per il Sud. La dimensione nella quale lottare e' quindi prettamente culturale.
Anche buona parte dell'elettorato di sinistra, in fondo, se facesse una analisi scevra dei dogmatismi imposti dai partiti per cui simpatizza, potrebbe identificarsi anch'esso con la idea federalista.
Le connessioni fra il movimento anarchico-libertario di Proudhon e le sue stesse idee federaliste, per esempio, sono evidenti e ben note.
C'e' di bisogno di intelligenze liberali e democratiche per contrastare la cultura statalistica e antiliberale che la sinistra italiana propugna, ( certa di introdurla anche negli immigrati ) : Questa cultura statalistica mi porta a accennare all'evoluzione storica delle Regioni in Italia: Il Nord ha sempre vissuto, pur nella differenziazione politica e militare, una realta' sociale e culturale in totale antitesi a quella delle regioni meridionali; Longobardi prima , i Comuni e le Signorie (Medici, Gonzaga, Estensi, Sforza, Visconti) si espressero culturalmente e spesso con le armi contro tutto cio' che era Impero; non parliamo delle Repubbliche di Venezia e Genova (che se anche di fatto erano Imperi commerciali tuttavia erano poteri locali, nazionali e non dipendevano dalle cancellerie imperiali spagnole o francesi o austriache); troppo breve fu poi la dominazione spagnola dei "Promessi sposi" o dell'Impero di Napoleone o austriaco per cancellare lo spirito liberale e antimperiale. Il Meridione, viceversa, ha sempre vissuto con lo Stato o con l'Impero: Bizantini prima, Imperiali dopo (anche se Federico II creo' le fondamenta dello stato moderno), e secoli di dominazione, francese e spagnola ininterrottamente e poi anche quella sabauda, non diedero spazio alcuno a forme stabili e durature di altri tipi di gestione politica.
L'Unita' d'Italia e' stata fatta con le armi del Cavour e non con le idee del Cattanei; dopo 150 anni non e' facile, ma e' comunque possibile, introdurre il federalismo: la strada non e' agevole ma ci si arrivera'; lo vedremo quando non sara' piu' possibile che qualcuno bussi alla porta di altri per avere i soldi per smaltire la spazzatura per cui i soldi l'ha pur presi
- La vittoria della Nazionale di calcio ai recenti mondiali ha rinfocolato l' orgoglio dell' italianità, subito cavalcata da politici con pochi scrupoli. Fermo restando che se un italiano primeggia in un settore (sport, cultura, economia), tutti ne sono felici, come giudica un risveglio del patriottismo che molti hanno tentato di cavalcare per puri fini politici?
Questo e' il costume di tutta la sinistra, specialmente l'ex PCI, l'opportunismo e la manipolazione. E' ironico e paradossale che la stessa ideologia, che dopo la seconda guerra mondiale volle completamente cancellare dall'Italia qualsiasi senso di "nazione" e di identita' nazionale ( eliminando per esempio nell'istruzione pubblica qualsiasi accenno anche solo a tali termini linguistici ), voglia, quando gli conviene, cavalcare il "patriottismo" che storicamente e' opposto alla ideologia di sinistra.
- La Lega ha conseguito, alle politiche, un buon risultato dai residenti all' estero. Ma questo risultato poteva essere più ampio e quindi migliore, anche se i partiti del centrosinistra hanno potuto gettare sul tavolo risorse economiche esorbitanti. In cosa i padani all' estero potevano fare di più?
E' stato fatto un buon lavoro , a mio avviso. Ovviamente presentandosi sola, la Lega non ha avuto possibilita' reali di fronte a una sinistra che si presentava in una coalizione che risulto' ottenere la maggioranza dei voti esteri.
Penso che la costruzione di un ideale da proporre e da far vivere e condividere (vedi i punti precedenti) sia la piattaforma su cui ancorarsi per il coinvolgimento alla politica estera della Lega. Per il passato il tempo e' stato molto esiguo; certo, serve anche (e non c'era) un team, piccolo ma dinamico, il cuore, per coprire un territorio vastissimo, anche con presidi nei punti strategici.
- Cosa è che oggi la lega veramente all' Italia? Ricordi, nostalgia, rivendicazioni?
No, niente di tutto questo. Anche se la Lega si richiama spesso a ideali del passato, in realta' e' un progetto futurista.
Federalismo significa autogoverno e quindi possibilita' per ogni singolo cittadino di essere piu' vicino alla democrazia diretta di quanto ci sia mai stata nel passato.
Nella democrazia centralista e partitocratica il comune cittadino ha diritto a un giorno di democrazia ogni 5 anni . Se si elegge un partito o un candidato che risulta non essere cio' che prometteva non c'e' rimedio ne' possibilita' di ripensamento per altri 5 anni ( o quando cada il governo).
Nel federalismo i poteri sono piu' piccoli e decentralizzati: e' molto piu' facile anche per un comune cittadino, se volesse, partecipare attivamente alla vita politica e alle decisioni che influenzano la sua vita.
Democrazia diretta e' al momento una utopia, ma il federalismo e' cio' che vi e' di piu' vicino.
Il federalismo inoltre permette la coesistenza di elementi federati con ideologie politiche differenti.
Ricordo le frasi profetiche di Jefferson, secondo cui il miglior governo è quello che governa meno, e quella di Thoreauper cui il governo ideale è quello che non governa per nulla.
Credo che la sensibilizzazione delle coscienze arriverebbe senza dubbio a far vedere che il federalismo possa quindi essere la maggiore realizzazione possibile delle liberta' e dei diritti individuali e collettivi.
Per quanto riguarda l'altro tema caro alla lega, la difesa dell'identita' culturale occidentale di fronte alla "invasione" islamica: credo che il futuro decretera' la correttezza della visione della Lega. Di fatto gia' la tendenza politica in Europa sta cambiando e anche molti dei difensori dell' "integrazione" islamica si stanno ricredendo.
- Se avesse la possibilità di stare a quattr' occhi con Umberto Bossi per qualche minuto cosa vorrebbe suggerirgli per aiutarlo a vincere le sue battaglie?
Umberto Bossi ha ben chiara l'evoluzione del movimento Lega e gli obiettivi. E' ben consapevole dell'importanza della scelta dei propri collaboratori e alleati.
Una necessita' che vedo nella presente situazione della Lega e' un'azione su due fronti.
Da un lato la diffusione all'interno della Lega stessa di un trasfondo culturale piu' solido; approfondendo come "scuola" politica sempre di piu' la comprensione del periodo storico che stiamo vivendo e le ideologie di cui siamo eredi. Dall'altro lato, la ricerca di un linguaggio attraverso cui raggiungere chi simpatizzante della Lega non e'.
Spesso l'ostacolo alla diffusione delle nostre idee e' dato da preconcetti ( a volte effettivamente create dagli atteggiamenti dei leghisti stessi ) che bisogna superare.
C'e' chi in politica parla di "marketing" ( e la sinistra lo conosce bene ), ovvero di come trovare la forma di convincere le persone ; dare alle persone quello che vogliono o soddisfare necessita' che noi stessi creiamo. Io non sono d'accordo con questo approccio. La forza della Lega e' nella sua autenticita' e nel dire verita' anche scomode. Non si tratta di manipolare o convincere, bensi' di trovare la forma di superare gli abissi di distanza che, a volte, linguaggi ideologici differenti creano. Di andare alla sostanza. Non quindi "marketing" di idee, ma reale comunicazione epurata da preconcetti.
"In tempi di menzogna universale, dire la verità diventa un atto rivoluzionario" diceva George Orwell.
- Il 2006 si sta chiudendo con una situazione politica in Italia assolutamente precaria, con il centrosinistra dilaniato da polemiche interne e il centrodestra che sta riprendendo a raccogliere consensi. Cosa manca alla Lega e ai partiti della Casa delle Libertà per tornare a vincere?
E' ancora presto anche perche' e' difficile capire se le divisioni nel centro sinistra sono il segno di future lacerazioni oppure del gioco internamente pattuito per cui tutti parlano contro tutti ( e i seguaci sono stati cosi' accontentati) ma poi tutti votano allo stesso modo anche per non essere tacciati di aver fatto fallire cio' che puo' premere di piu' e cioe' il potere . Allo stato attuale nel centro-destra vedo due aspettative : la prima la messa in minoranza del governo su temi quale le missioni all'estero.
La seconda il tentativo (non coordinato con la c.d.l.) di Casini di creare un'alleanza con la margherita (centro+centro) per escludere la sinistra estrema dal governo ; tentativo di molto dubbio esito. Ripeto ancora e' presto per poter capire dove vanno c.s. e c.d.
Tuttavia una cosa vedo come una necessita': un centro - destra compatto con una leadership definita.
- La convention di dicembre è l' appuntamento principale dell' attività della Lega verso i padani all' estero. Cosa si attende da questo evento?
Una piattaforma a lungo respiro, non per prendere qualche voto in piu' e poi con il rischio di perderlo; una piattaforma innovativa in cui la Lega possa portare l'esperienza del suo tessuto culturale, commerciale, industriale, in cui la Lega sia la base concreta di un ideale che mai e' stato proposto agli italiani all'estero.
- IN poche parole, cosa significa per lei fare parte del grande progetto che la Lega sta portando avanti?
Il mio impegno e' nato e continua a essere come una scelta di coscienza. Credo nel progetto come una necessita' per le nostre terre e le nostre genti. Nella misura in cui possa io aiutare, mi sono reso disponibile. Sono scettico che qualsiasi "nuovo ordine" mondiale imposto dall'alto possa dare una risposta alle problematiche del mondo odierno. Credo invece che la proposta federalista e liberista, cammino che si propone sempre di piu' nei paesi del mondo, sia la risposta che nasce dalla coscienza popolare.
Stefano Bagnasco
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